Storia dell’abitazione: gli Egizi

20 maggio 2010

Continuandi nella nostra storia dell’abitazione, un capitolo importante l’hanno sicuramente scritto gli antichi Egizi.

Sembra che il periodo preistorico dell’Egitto si possa paragonare a quello delle altre regioni che si affacciavano nel bacino del mediterraneo. All’inizio del periodo storico si era già passati dalla capanna alle costruzioni in mattoni crudi fatti con il limo del Nilo.

La tipica abitazione, in quest’area, era a pianta rettangolare, con una serie di celle nei lati più lunghi. Le coperture erano per lo più piane e si raggiungevano con delle scale e proprio su tali coperture si svolgeva gran parte della vita degli abitanti, i quali utilizzavano le stanze sottostanti soprattutto per dormire. Tale consuetudine abitativa è ancora oggi riscontrabile oltre che nella fascia del Nordafrica, anche in altri continenti: i cosiddetti pueblos del Sud-Ovest del Nordamerica, che sono tutt’ora abitati.

Le antiche abitazioni egizie, indipendentemente dal ceto medio sociale degli occupanti, mantenevano una tipologia codificata, variando solo nelle forme e dimensioni. Nell’impostazione urbanistica della città egizia prevaleva la divisione in quartieri, definiti per censo: vi erano infatti le case per gli operai, quelle per i ceti medi,  “borghesi” ed elevati; inserite in proprietà terriere al di fuori dello schema urbanistico vi erano le ville destinate alle classi più agiate.

Le case della classe operaia erano costruite in mattoni ed intonacate don dipinti dai colori vivaci, erano composte da tre vani, in un solo piano; addossate le une alle altre, divise in file da strade, riempivano un’area rettangolare o quadrata all’interno di un muro cieco che delimitava il quartiere. Queste abitazioni non avevano un cortile interno da cui prendere luce, ma avevano delle finestrelle ubicate sulla copertura piana, che consentivano di illuminare i locali sottostanti.

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