Storia dell’abitazione: le civiltà Mesopotamiche

Mentre il popolo Egizio, protetto da confini naturali quasi insuperabili, ebbe una storia sostanzialmente statica, quasi del tutto chiusa ad influenze esterne, del tutto diverse furono invece le condizioni delle popolazioni dell’Asia anteriore. Prive di confini naturali precisi, queste terre furono, fin dalle epoche più remote percorse da varie popolazioni che talvolta erano in conflitto e talvolta invece si fondevano.

Fu soprattutto la Mesopotamia, terra fertile racchiusa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, ad attirare, con la sua ricchezza, le tribù del deserto e gli abitanti delle montagne circostanti. I frequenti contatti tra popolazioni di origine diverse, per quanto non sempre pacifici, portarono ad un arricchimento reciproco.

Se fu la staticità a caratterizzare le civiltà Egizia, il dinamismo e l’innovazione furono gli elementi propri di quella Mesopotamica. Le popolazioni che si stabilirono nella terra tra i due fiumi, già nel V° millennio A.C. costruirono le loro abitazioni seguendo il modello delle capanne, ma con tecniche e schemi sempre più progrediti.

L’innovazione più evidente fu l’uso di materiali nuovi, come il fango, che non era utilizzato come semplice coesivo tra legno e paglia, ma impiegato in blocchi essicati al sole e giuntati con calcina argillosa, diveniva il materiale costruttivo delle strutture portanti.

Una lunga fase evolutiva di circa duemila anni portò un graduale raggruppamento delle costruzioni e nacquero i primi centri abitati, in cui al tradizionale lavoro agricolo vennero ad affiancarsi attività artigianali e commerciali sempre più articolate e complesse.

La più antica civiltà urbana fu quella dei Sumeri, che  fondarono numerosi ed attivi centri nei quali si svolgeva un intensa vita economica. La ricerca archeologica, particolarmente fruttuosa in questi siti, ha dimostrato che già nelle prime abitazioni era presente una distribuzione degli ambienti funzionale e completa, a cui si rifaranno, con poche varianti costruttive, i popoli che si insedieranno successivamente in questi territori.

Un cortile quadrato posto in centro dell’edificio, disimpegnava tutti gli ambienti che su di esso si affacciavano e da cui prendevano luce. Al centro del cortile si trovava il pozzo; i muri avevano un notevole spessore che garantiva un adeguato isolamento termico.

Come già detto, i popoli che in seguito popolarono quest’area non modificarono sostanzialmente il modello abitativo Sumero, ma lo adattarono alle loro esigenze e talvolta lo migliorarono. E’ questo il caso degli Assiri, stanziati più a nord, tra le montagne dell’alta vallata del Tigri. L’impostazione in pianta delle loro case segue la stessa tipologia di quella sumerica, ma cambiano alcuni materiali, o per lo meno il trattamento a cui questi materiali erano sottoposti.

L’abbondanza dei boschi nei territori Assiri permise infatti agli abitanti di avere a portata di mano la legna con cui cuocere i blocchi di fango anzichè essicarli al sole. La disponibiltà di bitume consentì loro di utilizzarlo come legante tra i blocchi. Il bitume ha buone caratteristiche di durata e impermeabilità, mentre i blocchi di fango cotti diventavano duri come pietra e notevolmente più maneggevoli, così che la loro posa in opera risultava più facile.

Nulla di nuovo apportò dal punto di vista costruttivo la civiltà successiva: quella Babilonese. Le case di Babilonia, grande ed opulenta metropoli, si differenziavano soprattutto per l’ampiezza e per una certa ricerca di eleganza, visibile ad esempio nel frequente utilizzo di riseghe (rientranze verticali nei muri ) aventi lo scopo di alleggerire la mole degli edifici.

La prossima volta, l’argomanto riguarderà gli altri popoli del Mediterraneo.

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